Musica spaziale: dagli esordi della sperimentazione alle luci della “Disco”

I primi anni ottanta sono stati rappresentati musicalmente da molte band caratterizzate dall’uso  preponderante di strumenti elettronici a discapito di quelli classici che avevano contraddistinto il rock classico nelle decadi precedenti.

Questo approccio tecnologico in campo musicale che negli anni ottanta avrà il volto di band come Depeche Mode e Human League potrebbe far risalire le sue radici più lontane al cosiddetto “Space Rock”,  nato tra la fine  degli anni sessanta e gli inizi dei settanta, quando gruppi come  Pink Floyd o anche Bowie del periodo “Ziggy Stardust” inserirono nei loro testi riferimenti a tematiche spaziali accompagnate dall’uso sempre più frequente di sintetizzatori.

Lo “Space rock”  aprirà la strada alla cosiddetta “musica cosmica” che farà dei  sintetizzatori un vero e proprio marchio di fabbrica, il cosiddetto kraut-rock tedesco, appellativo coniato dalla stampa anglosassone per identificare appunto la “Kosmische Musik” rappresentata da gruppi come “Tangerine Dream” e “Kraftwerk”.

Audio. Tangerine Dream - Zeit (1972) FULL ALBUM

Negli anni successivi questa nuova corrente musicale s’espanderà comprendendo altri sottogeneri e pur non  presentando tratti distintivi sempre univoci  avrà come riferimento le tematiche spaziali/futuristiche. L’ulteriore evoluzione  di questo genere verrà  apostrofata anche come “space music” ed annovererà  artisti come  il greco Evangelos Odysseas Papathanassiou alias Vangelis (precedentemente tastierista degli “Aphrodite’s Child”) e il francese “Jean Michel Jarre” (figlio del più noto Maurice Jarre).

Video. Jean-Michel Jarre - Oxygene, Pt. 4 (1976)

Anche l’Italia non resterà  insensibile alle nuove tendenze  e a testimonianza della validità di alcune band nell’ambito della “musica spaziale” una menzione speciale meritano gli “Automat” , un  duo romano che sulla scia dei colleghi più illustri come i già citati Tangerine Dream, realizza nel 1978  un disco di musica elettronica con richiami a tratti “progressive”  che nulla ha da invidiare ad altre grandi band blasonate dell’epoca.

Audio. Automat - Automat (1978)[FULL ALBUM]

Alcuni artisti  non catalogati ufficialmente in questa nuova ondata musicale  hanno preso ispirazione dalla cosiddetta “musica spaziale”  e fra questi gli “Alan Parson Project” (ricordate l’album “I Robot”?) e il nostro connazionale “Giorgio Moroder”, uno dei massimi esponenti della musica elettronica che in qualche modo rappresenta uno dei raccordi  tra questo filone musicale spaziale e la nascente musica “disco”, che  andranno a confluire in un’altra ramificazione denominata “spacedisco”.

Audio. Giorgio Moroder - Battlestar galactica (1977)

Saranno i musicisti francesi ad avere molto rilievo in questa ultima fase della musica spaziale di derivazione disco: “Cerrone” con il suo futuristico 45 giri “Supernature”, il gruppo dei “Rockets” nati proprio in questo contesto futuristico, gli “Space” (band della quale i “Daft Punk” possono essere identificati come una sorta ideale di pronipoti) e la cantante francese “Sheila b and devotion” che con il brano intitolato non a caso “Spacer” omaggia questo “sottogenere” che da lì a poco chiuderà i battenti all’alba degli ottanta e con lui terminerà il suo ciclo di esistenza tutto il genere “space”.

Video. Cerrone - Supernature (1977)               

 

Video.   Space - Magic Fly – (1977)
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Maccheroni elettronici per i Kraftwerk

kraftwerk pocket Il titolo  mutuato da un famoso disco del mitico Alberto Camerini, (sicuramente nei primi anni ottanta estimatore ispirato ai Kraftwerk)  mi permette di introdurre una simpatica esibizione italiana di questo gruppo tedesco fondato negli anni settanta e oggi ancora attivo, che visse tra la fine degli anni settanta e i primi anni ottanta un successo mondiale tale da ispirare gruppi che di lì a venire sarebbero divenuti a loro volta icone del pop mondiale, primo esempio fra tutti i Depeche Mode.

Il video che introdurrò vede la formazione più conosciuta dei Kraftwerk, quella passata cioè dagli strumenti acustici di inizi settanta all’introduzione di sonorità totalmente sintetiche e che li identificherà  come icone della musica elettronica.

Il programma dove i teutonici pioneri si esibiranno in un brano alquanto bizzarro per l’epoca è intitolato “Pocket Calculator”, contenuto nell’album “Computer World” del 1981, che per l’occasione il quartetto di Düsseldorf  presenta in questa versione italianizzata al mitico programma Discoring, creakraftwerkto da Gianni Boncompagni nel 1977 e  del quale gli over 40 ricorderanno la prima mitica sigla con la Guapa cantata dallo stesso Boncompagani in un rigoroso bianco e nero. A Discoring i Krafwerk vengono introdotti da un ispiratissimo Jocelyn che li presenta come i precursori della musica rock elettronica. Il brano al primo ascolto è alquanto divertente,  visto che la pronuncia ricorda quella dei tedeschi al campeggio nel primo film di Fantozzi,  quindi buona visione del Minicalcolatore Kraftwerkiano.