Stranger things: tra fantascienza e musica attraverso una “porta” temporale sugli anni ottanta

 Foto – fonte internet

 

Curiosando su internet noto sempre più con piacere che molti siti volgono il loro benevolo sguardo verso le decadi passate rendendole dei tributi con programmi, film o serie tv, e proprio al tal proposito alcuni amici (conoscendo la mia passione smodata per gli anni ottanta) mi hanno indirizzato verso una nuovissima serie televisiva fantasy/horror ambientata proprio in quegli anni ed  intitolata “Stranger things”.

Gli autori, i fratelli statunitensi Matt e Ross Duffer (classe 1984), hanno omaggiato negli otto episodi della prima stagione in tutto e per tutto  gli anni ottanta e dintorni attraverso citazioni (dirette e non) di alcune pellicole cult dell’epoca come:  “La cosa” di John Carpenter, “Alien” di Ridley Scott, “La casa” di Sam Raimi, “E.T” di Steven Spielberg, “Nightmare” di Wes Craven, “Stati di allucinazione” di Ken Russell, “It” di Tommy Lee Wallace e “Stand by me” di Rob Reiner.

Evitando accuratamente i famigerati “spoiler” posso anticipare solo che il racconto di “Stranger things” si sviluppa in quel di Hawkins, una  tranquilla cittadina (fittizia)  dell’Indiana, dove il dodicenne Will Byers  scompare in circostanze misteriose, e sarà proprio questa sparizione il fulcro da dove si dipanerà la trama.

Da spettatore ho apprezzato di questa serie (che fra l’altro si avvale di due presenze importanti come Winona Ryder e Matthew Modine)  la sceneggiatura decisamente originale, supportata (ed è questo uno dei suoi punti di forza) da una colonna sonora creata a firma di  Kyle Dixon e Michael Stein (con echi che ci riportano ad artisti come Tangerine Dream e John Carpenter) e da brani d’epoca  accuratamente scelti che vedono artisti tra i quali New Order,  Joy Division, Foreigner, Echo and the Bunnymen e tanti altri.

Essendo un consulente musicale è stata troppo forte la tentazione quindi di stilare una mia lista di canzoni immaginando di inserirle come colonna sonora per un ipotetico racconto ambientato anch’esso nella metà degli anni ottanta, con  protagonisti dei teenager americani di una cittadina “x” degli Stati Uniti dove accadono  eventi misteriosi.

Per chi ha visto la serie (e come me è in attesa della seconda stagione) sono curioso di sapere se la mia personale  set-list potrebbe adattarsi a un racconto come “Stranger Things” e, per chi ancora non la conoscesse, vorrei si godesse questa “sequenza” di  brani scelti dal sottoscritto con la speranza che  il tutto vi sia gradito.

Buon ascolto

The Doors "Strange days"

Yes “Owner of a Lonely Heart”

The Psychedelic Furs "Love my way"

Tuxedo moon "In a manner of speaking"

Gary Numan "Down in the park"

The Cure " A short term effect"

Wang Chung   "Dance Hall Days"

Animotion: “Obsession”

Eurythmics " This City Never Sleeps”

Peter Gabriel "We Do What We're Told (Milgram's 37)"
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John Carpenter approda a Roma

 

Un appassionato di film horror come me non ha potuto esimersi dall’assistere, la sera di domenica 28 agosto,  al concerto del mitico John Carpenter: uno dei registi fanta/horror più rappresentativi della cinematografia internazionale degli ultimi quarant’anni.
Lo show, che ha avuto come cornice l’Auditorium del Parco della musica a Roma, è iniziato come da programma in perfetto orario, con la band (tutta rigorosamente vestita di nero) che sale sul palco insieme al mito (perché tale è) che, con andatura lenta  si è recato alla sua postazione (tastiera/synth) seguito dal figlio Cody Carpenter (tastiere/sintetizzatori) e dal figlioccio Daniel Davies (chitarra principale), coadiuvati  a loro volta da una seconda chitarra, basso e batteria per completare la formazione.
Come supporto all’esibizione rigorosamente live vengono proiettate su un grande schermo posto alle spalle della band scene dai film che hanno dato fama al regista statunitense; quale migliore inizio di  “1997 Fuga da New York“?

Il pubblico, quasi in delirio reagisce alle immagini del mitico Jena Plissken (Snake in originale, alias Kurt Russell, attore feticcio di Carpenter)  come un bambino eccitato alla visione del suo eroe preferito. L’idea  di “rafforzare” la musica con l’ausilio visivo di queste pietre miliari che riportano molti dei presenti (compreso il sottoscritto, naturalmente) all’età adolescenziale risulta decisamente azzeccata.
Lo show procede alternando  alle colonne sonore i brani del nuovo disco “Lost Themes II”, anche se al sottoscritto il concerto più che una promozione dell’ultimo apprezzato lavoro inedito sembra un tributo (doveroso) ai suoi intramontabili lavori da regista.
Carpenter  prosegue il suo viaggio a ritroso nel tempo  suonando altri capolavori come “Distretto 13 – Le brigate della morte” (esiste una famosa versione “house” realizzata alla fine degli anni ottanta dai Bomb the bass)  
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