Nile Rodgers e la grande festa della musica a Roma con Radio Capital

 

Ieri sera 8 settembre 2016, nella suggestiva cornice di Piazza del Popolo a Roma, ho potuto assistere al concerto del grandissimo Nile Rodgers   e dei suoi Chic, invitati da Radio Capital per festeggiare il ventesimo anniversario della famosa emittente radiofonica che trasmette (anche su canale televisivo) la musica vintage che da sempre mi appassiona.

 

Archivi Rai 1979: gli Chic ospiti del programma 
televisivo “Tilt” con Stefania Rotolo

La piazza alle 20:00 è già stracolma, anche se scommetto che alla domanda “Conosci Nile Rodgers?” diverse persone (almeno qui in Italia) scuoterebbero la testa ignorando la sua esistenza, ma sono altrettanto sicuro che basterebbe fischiettare alcune canzoni dove questo musicista è comparso come produttore o interprete per svelarne subito l’identità. Bisogna infatti puntualizzare che la carriera di questo artista (nato a New York nel 1952) risale ad oltre quarant’anni fa, anche se i primi grandi successi arriveranno verso la seconda metà degli anni settanta quando, insieme al bassista Bernard Edwards e al batterista Tony Thompson, fonderà nel 1976 (in veste di co-autore e chitarrista) gli “Chic”, una band orientata verso una commistione di musica funk/dance ed R&B.

La festa di Radio Capital ha inizio con i dj che intrattengono il pubblico romano attraverso le loro set list di brani vintage accuratamente scelti per l’avvenimento e intanto a sorpresa arriva prima della sua performance anche il grande Mr. Rodgers che, con il suo sorriso inconfondibile, fa capolino sul palco salutando i presenti per poi tornare immediatamente nel backstage.

I dj storici di Radio Capital a turno fanno gli onori di casa, fra cui  una Vladimir Luxuria in piena forma che   galvanizza ulteriormente la serata, mentre contemporaneamente sul palco si accingono a prendere postazione i 60 elementi dell’Ensemble Symphony Orchestra (chiamati in questa eccezionale occasione  per coadiuvare la band di Nile Rodgers)  i quali prima dell’arrivo del grande ospite mostrano il loro talento eseguendo una cover strumentale di “Music” (brano del 1977 di John Miles)   e accompagnando la cantante Meezy (vincitrice  il talent promosso da Radio Capital) nella cover del brano degli Eurythmics “I saved the world today”).

Dopo altri saluti e doverosi ringraziamenti i dj lasciano spazio al clou della serata con lo show degli Chic che vede in apertura “Everybody Dance”, seguita a ritmo vorticoso da “Dance, Dance, Dance” e “I Want Your Love”, tre cavalli di battaglia inclusi nei loro primi due album, un doveroso omaggio alle origini della band.

Il pubblico risponde più che positivamente all’energia di Nile Rodgers, il quale estrae dal cilindro anche i brani “I’m Coming Out” e “Upside Down”, che lo videro in veste di coproduttore insieme al compianto Bernard Edwards per la grandissima Diana Ross. Al termine dell’esibizione di queste due hit estratte dall’album “Diana” ed eseguite impeccabilmente dalle vocalist ufficiali, salgono sul palco due dj di Radio Capital (Massimo Oldani e  Paolo Damasio, in arte Mixo) che durante questa breve pausa intervistano Mr. Rodgers proprio sulla storia della collaborazione con la diva delle Supremes (anche se viene omesso naturalmente l’episodio sulle diatribe interne che videro la Ross “ritoccare” tutte le tracce del disco senza interpellare i due componenti degli Chic, ma questa ‘è un’altra storia) e sulla produzione delle allora sconosciute Sisters Sledge. Terminata la mini intervista lo spettacolo prosegue non a caso con  i brani delle Sisters Sledge intitolati “He’s the greatest dancer” (forse conosciuto dai più giovani nel campionamento “Gettin ‘Jiggy Wit It “  di  Will Smith) e “We Are Family”.

Dall’album dei ricordi vengono riproposte per l’occasione la canzone degli Chic “Soup For One” alternata con “Lady” (Hear Me Tonight) dei Modjo (al cui interno è presente una campionamento della chitarra della stessa “Soup For One”) e “Like a virgin” di “Madonna”.

Foto concerto Nile Rodgers/Chic Roma 8 settembre 2016

A questo punto lo spettacolo continua con le produzioni targate Rodgers  che vedono “Lost in music” (altro estratto dall’album  “We are Family” delle Sister Sledge),   “Notorius” dei Duran Duran   (la band di  Birmingham  ha sempre ammirato gli Chic e addirittura John Taylor ha riconosciuto in Bernard Edwards il suo mentore) e il brano “Spacer” di “Sheila & B. Devotion”,  ancor oggi gettonatissimo e campionato  anche nel nuovo millennio nel disco  “Crying at the Discotheque ” degli Alcazar.

La set-list decisamente ricca comprende anche “Thinking of You” (sempre dalla discografia targata Sister Sledge) nonché il brano l’inedito di Nile Rodgers e Chic intitolato “I’ll Be There” e “Get Lucky” del duo francese Daft Punk, quest’ultima canzone particolarmente cara a Nile perché (spiega al pubblico) la sua realizzazione è avvenuta dopo la sua battaglia contro il cancro diagnosticatogli qualche anno fa e fortunatamente vinta.

Video 2013 Daft Punk Get lucky

La scaletta non concede tregua al pubblico di Piazza del Popolo con la band che suona due brani del repertorio Chic: “Chic Cheer” e “My Forbidden Lover” e ovviamente la mitica “Let’s dance”, che assume un particolare significato anche per il pubblico vista la recente scomparsa del mai dimenticato David Bowie.

Foto concerto Nile Rodgers/Chic Roma 8 settembre 2016

La grande festa si avvia quindi al termine ma prima di congedarsi Mr. Rodgers e gli Chic (supportati in maniera egregia dall’Ensemble Symphony Orchestra) regalano le due perle più preziose del loro repertorio, ossia “Le Freak” e  “Good times” alternata con “Rapper delight” (quest’ultima un campionamento  di “Good Times” del gruppo hip pop Sugarhill Gang risalente sempre al 1979 ) e sulle ultime note dell’ultima canzone in scaletta  lo staff di Radio Capital (fra i quali scorgiamo anche un Roberto D’agostino intento a fare foto alla chitarra di Rodgers) che sale sul palco insieme ai musicisti per congedarsi tutti insieme dal pubblico di Piazza del Popolo, appagato dall’incredibile serata che lo ha riportato in qualche modo ad un’era passata che speriamo possa tornare.
“Viva gli Chic”

Video 1978 Chic "Le Freak"
Annunci

C’è la Old Wave, c’è la New Wave, e c’è David Bowie

Avendo vissuto la mia adolescenza nei primi anni ottanta  ho ascoltato David Bowie  per la prima volta quando uscì “Let’s Dance”,

Featured image

e appena vidi il video del singolo che da il nome all’Lp ovviamente mi innamorai immediatamente (artisticamente parlando) di questo bizzarro personaggio.

Con la nascita di Videomusic nel 1984, la mia curiosità per il Duca bianco (mai soprannome fu più azzeccato) cresceva, grazie anche al “bombardamento” mediatico dei suoi video come “China girl”,

“Modern Love” e naturalmente Let’s dance.

Mi ricordo che due anni dopo anche Rai tre in un suo storico programma domenicale serale intitolato “Concertone”  mandò in onda il video ufficiale del tour 1983 intitolato “Serious Moonlight”, accrescendo ulteriormente il mio interesse.

La mia passione per Bowie devo dire la verità (non me ne vogliano i fan della prima ora) non abbraccia il periodo fine sessanta e prima metà anni settanta ( periodo “Ziggy Stardust” e dintorni per intenderci) ma quello che parte dalla trilogia berlinese. Bisogna sottolineare al riguardo che a differenza di molti suoi illustri colleghi sempre fedeli (forse troppo) al proprio stile (vedi gli Stones per fare un esempio), il Duca bianco  ha sempre precorso i tempi trovandosi ogni volta un passo avanti alle mode musicali in continuo movimento. Proprio dalla seconda metà degli anni settanta (pioneristicamente parlando) egli apre la strada a molti gruppi che esploderanno successivamente come i Depeche Mode, (David Gahan viene scelto dalla band in seguito ad una sua cover di “Heroes” in un club), gli Ultravox (il cantante Midge Ure realizza una cover di “The Man Who Sold the World”)

e anche i Duran Duran, che realizzano una favolosa cover di “Fame”.

.

Delimitando la sfera di competenza agli ottanta cito un curioso aneddoto sul  Duca bianco e su colui che venne indicato all’epoca come un suo “non ufficiale” adepto, Gary Numan (chiaramente ispirato in tutto al Bowie della trilogia berlinese), la nuova star nascente della new wave britannica  fine anni settanta e primi ottanta.

Lo stesso Numan racconta che  nel periodo all’apice della sua carriera Bowie rilasciò un ‘intervista dove apprezzava il lavoro del giovane “discepolo”, criticandolo però   sulla sua “clonazione” ritenuta dal mentore ormai demodé per gli anni ottanta, anche se vent’anni dopo in un’altra dichiarazione il duca bianco tornerà  sui suoi passi apprezzando i lavori dell’ex- enfant prodige che tanto aveva mutuato da lui.

Molte band già dagli anni settanta comunque attingono indirettamente da Bowie, come il gruppo britannico “Warzaw”, che prende il suo nome proprio dal brano presente in “Low” e che cambierà successivamente in “Joy Division”. Va sottolineato che David Robert Jones (questo è il vero nome del Duca, per chi non lo sapesse) si è sempre dissociato  dal ruolo di “faro guida musicale” anche se lo ha comunque ricoperto suo malgrado, almeno vedendo molti artisti degli anni ottanta (Steve Strange dei Visage o Iva Davies degli Ice House)  o  novanta (come Trent Reznor dei Nine Inch Nails o Brian Molko dei Placebo). Oggettivamente, o comunque “ridimensionando”, non si può negare in ogni modo che senza lui un certo tipo di musica alternativa avrebbe avuto lacune incolmabili e quindi (citando il titolo di questo articolo mutuato dalla RCA usato all’epoca per il lancio promozionale del disco “Heroes”) è proprio  il caso di affermare “C’è la Old Wave, c’è la New Wave, e c’è David Bowie”.

Il neoromanticismo musicale dei Visage

Quando si parla di new wave il binomio più naturale che mi viene in mente è sicuramente “new romantic”: chi ha vissuto la decadFeatured imagee ottanta lo avrà spesso identificato con gruppi musicali come Spandau Ballet o Duran Duran.

Il neoromanticismo musicale nasce e si sviluppa principalmente  in Gran Bretagna,  a ridosso del fenomeno punk, verso la fine anni settanta, e  vede come centro propulsore il club “Blitz” di Londra, frequentato da giovani aspiranti dandy  (fra i quali  Boy George e un giovanissimo George Michael) che ostentano look eccentrici con pizzi e merletti, mentre danzano al suono di una nuova musica sintetica con tinte scure o sarebbe il caso di dire grigie.

La figura chiave del movimento è  il gallese Steven John Harrington alias “Steve Strange”,  frontman del neonato gruppo “Visage”,  che annovera fra i suoi componenti anche Midge Ure, di lì a breve nuovo cantante degli Ultravox. Il primo singolo non riscuoterà il  successo sperato, ma dopo l’apparizione di Steve Strange nel video “Ashes To Ashes” di David Bowie,

i Visage (forse sfiorati dall’aura  magica del “duca bianco”) cominciano la loro ascesa (breve ma intensa) realizzando alla fine del 1980 il singolo “Fade to grey”, uno dei brani più significativi del sinth pop internazionale e ancora oggi punto di riferimento di quell’epoca così fervente e stravagante.

Anche in Italia nel 1981 il brano ottiene un discreto successo (ricordo  le radio proporlo spesso e volentieri nell’estate di quell’anno) anche se in generale il movimento “new romantic” non avrà nella nostra penisola un seguito come nel resto d’Europa. Il fenomeno purtroppo si esaurisce anche in patria dopo pochi anni e resterà un ricordo grazie a band come i già citati Spandau Ballet, che anche nel loro ultimo tour della fortunata reunion, nella loro scaletta hanno dedicato a questo loro felice periodo un medley di successi intitolato “Blitz medley”, omaggiando peraltro anche il loro amico Steve Strange, scomparso prematuramente all’inizio di quest’anno e da loro mai dimenticato.