Il reggae, l’araba fenice di Marley

Gli ultimi anni settanta e gli anni ottanta hanno visto il diffondersi del reggae, un genere musicale che nasce dai lontani Caraibi, più precisamente dalla Giamaica. A dir la verità nel nostro Paese  questa musica ha impiegato più tempo per divenire una vera Featured imagee propria moda culturale, anche se il suo rappresentante più autorevole, un giamaicano di nome  Robert Nesta Marley, alias Bob Marley, un anno prima della sua scomparsa si esibisce in due concerti memorabili a Torino e Milano che rimarranno due eventi storici narrati da molti artisti e non: lo stesso Venditti (prima della “svolta”) imprimerà sul solco del vinile il suo ricordo del concerto al San Siro di Milano il 27 giugno del 1980, con la sua canzone “Piero e Cinzia”, una storia alla quale questo concerto di Marley fa proprio da cornice.

Già precedentemente alle storiche esibizioni di Marley in Italia il reggae comincia a interessare i nostri musicisti e discografici che, prevedendone le potenzialità, sfornano canzoni in pieno stile “rastafari”, come  “E la luna bussò” di Loredana Bertè del 1979

e l’anno successivo Ivano Fossati con la sua “Panama”.

Nel 1981 anche Vasco Rossi con la sua “Voglio andare al mare” omaggia questo stile in una intro degno di una vera band giamaicana.

Questo interesse nostrano per il reggae muove i passi dal successo di gruppi musicali britannici che a loro volta dalla seconda metà degli anni settanta e i primi anni ottanta creano un  mix perfetto tra rock e reggae. Il primo esempio noto è sicuramente quello dei Police, che nel loro secondo disco intitolato non a caso “Regatta de Blanc” (letteralmente “Reggae per i bianchi”.) confermano il loro amore  per il reggae, già manifestato in “Outlandos d’amour” e che si perpetrerà anche nelle produzioni successive.

Anche il gruppo dei Clash, reduce in quegli anni da un viaggio in Giamaica, assimila fortemente questa musica riversandola così su canzoni come “(White Man) in Hammersmith Palais

e in brani come è “Let’s go crazy”.

Alcuni gruppi britannici come gli Ub40 mutuano quasi in toto le sonorità rastafari nella loro produzione discografica realizzando addirittura nel 1983 un album di cover  reggae, emblematicamente  rappresentato dal brano “Red red wine”.

A dare un giusto tributo a questa musica sono comunque anche artisti già affermati in passato come Stevie Wonder. Il re del soul e rhythm and blues (già protagonista nel 1975 insieme a Marley nello storico concerto presso il National Stadium di Kingston, in Giamaica) rende omaggio infatti al suo illustre collega nel 1980 con la splendida “Master Blaster (Jammin’)”.

Grazie al genio di Bob Marley questa musica viene così sdoganata dal territorio giamaicano divenendo fonte di ispirazione per migliaia di artisti di tutto il mondo e, paradossalmente all’apice di questo successo, il suo massimo esponente  ci lascerà la mattina  dell’11 maggio 1981, diventando una vera e propria leggenda.

Come l’ araba fenice dalle sue ceneri il reggae rinascerà legandosi definitivamente a lui.

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