Le sigle dei cartoni animati e telefilm “spaziali” che hanno segnato un’epoca

Dopo aver dedicato il precedente articolo alla musica spaziale mi sembra doveroso oggi menzionare le sigle di telefilm e cartoni animati nati tra gli anni settanta e ottanta che hanno avuto sempre come spunto narrativo le frontiere inesplorate del cosmo.

Elencare tutte le sigle televisive sarebbe un’impresa titanica anche se nella mia playlist  (clicca qui per vederla) ne ho raccolto un gran numero citando quelle che per me hanno avuto maggiore importanza,  non parlando però di quelle come “Jeeg Robot” (i mostri di roccia fanno parte del sottosuolo terrestre) o Lupin III che non hanno avuto come loro “trait d’union” lo “spazio”, per non rischiare più che altro di andare fuori tema.

Partendo dalla mia memoria fanciullesca come non citare la sigla di colui che per primo (solo per apparizione e non per anno di realizzazione) in Italia nel 1978 aprì il sentiero verso i cartoni animati nipponici spaziali: ovvero il mitico “Goldrake” (o per essere più precisi  Grendizer, ma questa è un’altra storia). Il 45 giri “Ufo Robot” (da me consumato all’inverosimile nell’anno di grazia 1978) ancora oggi  viene considerato un ever-green ed è regolarmente suonato  nelle serate revival, un disco del quale fa parte anche la traccia  “Shooting Star”, uno dei lati “b” più amati dagli estimatori del genere, dove il talento del grande Ares Tavolazzi (bassista del leggendario gruppo “Area”) si manifesta in una trama di note (supportate egregiamente dal lavoro dell’autore Luigi Albertelli e dell’illustre collega Vince Tempera) che tengono col fiato sospeso dall’inizio alla fine del brano.

Video. Actarus - Ufo robot (1978)
Audio. Actarus -  “Shooting Star” (1978)

La seconda stagione di Atlas Ufo Robot (in Italia la serie fu divisa in due e mandata in onda a distanza di quasi un anno) vede invece come sigla di apertura “Goldrake” cantata dal gruppo “Actarus” dove si celano ancora Albertelli/Tempera, ed ottiene un notevole successo pur non eguagliando il suo predecessore. Sul capitolo “Atlas Ufo Robot” ovviamente ci sarebbe da scrivere un libro, ad esempio sulla diatriba tra i fan legati al vecchio doppiaggio italiano e quelli fedeli ad una traduzione più vicina all’originale giapponese (sui nuovi dvd in commercio sono presenti entrambi) ma bando a polemiche sterili vorrei invece soffermarmi su una curiosità, ossia l’associazione del nome “Goldrake” a quello del grande Peppino De Filippo (si, proprio lui, il fratello di Eduardo)  due nomi che neanche nella fantasia avrei affiancato e che invece all’epoca furono legati perché l’attore napoletano (un mese prima di morire) presentò intorno al periodo natalizio del 1979 i nuovi episodi che avevano per protagonista il mitico Actarus  all’interno del programma-contenitore televisivo Rai intitolato “Buonasera con..” , una chicca da intenditori che solo un over anta come me poteva ricordare.

Video. Actarus – Goldrake  (1978)

Parlando  di Atlas Ufo Robot è inevitabile il riferimento alla  “Trilogia Nagaiana” (creata appunto dal giapponese Go Nagai)  della quale fanno parte anche “Mazinga z” e “Il Grande Mazinger”. In Italia ci fu una certa confusione sulla trama che legava questi tre personaggi dato che Goldrake (ultimo personaggio della saga in ordine di apparizione) fu il primo ad essere visto nel nostro Paese, oltre al cambio di nome del pilota Koji Kabuto (il pilota di Mazinga) chiamato Ryo in Mazinga Z – Alcor in Goldrake, venendo a mancare così un filo  conduttore che non poco  confuse i fan. La sigla italiana de “Il Grande Mazinger” è cantata dai “Superobots” e contiene nel lato “b” niente di meno che la cover di “Jeeg Robot”, uscita quasi contemporaneamente a quella originale eseguita invece dai “Fogus” (pseudonimo di Roberto Fogu).. La sigla italiana di Mazinga z fu scritta invece da Dino Verde su arrangiamento di Detto Mariano nel 1980 ed è interpretata dal “Galaxy Group” con Enzo Polito alla voce, cantante che ritroveremo sempre insieme a Detto Mariano nella canzone “Astroganga”, sigla dell’omonimo cartone animato edito in Italia nel 1980 (anche se creato nel 1972) un robot dalle caratteristiche decisamente minimali (già “fuori tempo” a dir la verità per l’anno in cui uscì in Italia) e che  avrà un discreto successo, anche se non paragonabile ai “mostri sacri”, e sempre al riguardo di questo brano un’altra piccola curiosità: l’intro musicale di Astroganga verrà anche riutilizzato nel film “Cornetti alla crema” (clicca qui per il link della scena) la cui colonna sonora è ad opera sempre di Detto Mariano.

Video. Superobots - Il Grande mazinga (1979)
Video. Galaxy Group - Mazinga z (1980)
Audio. Galaxy Group – Astroganga (1980)

Con  l’ondata anomala animata che in quei anni travolgerà la nostra Penisola (e non solo) arriva anche “Capitan Harlock” creato dal fumettista e animatore giapponese Leiji Matsumoto. La sigla italiana viene creata dal collaudato trio Albertelli/Tempera/Tavolazzi con il supporto del batterista Ellade Bandini (collaboratore storico di Francesco Guccini e Fabrizio De André)  sotto lo pseudonimo de “La Banda dei Bucanieri” (del quale il sottoscritto possiede ancora il mitico vinile blu)  e rientra a pieno titolo nelle sigle più amate  in assoluto.

Video. La Banda dei Bucanieri -  Capitan Harlock (1979)

Oltre ai cartoni animati anche i telefilm a tema spaziale ebbero un notevole seguito in questi anni, ed a  tutto questo interesse contribuirono sicuramente anche le imprese che in quel periodo si stavano intraprendendo in campo tecnologico già a partire dagli anni sessanta, le quali  avevano ispirato inoltre precedenti serie televisive come  “Star Trek” e “Ai confini della realtà” o film del calibro di “2001 Odissea nello spazio”. Negli  anni Settanta tali produzioni  furono ulteriormente  incrementate con i telefilm “UFO”, “Project Ufo”, “Battlestar Galactica”, “Buck Rogers” e il mitico “Spazio 1999”,   di cui i fratelli De Angelis alias “Oliver Onions” realizzarono la sigla italiana e dove, udite udite, nella prima stagione coprodotta dalla Rai compaiono anche attori italiani come Orso Maria Guerrini il mitico baffo d’oro testimonial della birra Moretti.

Video. Oliver Onions - Spazio 1999 (1979)

Foto. Orso Maria Guerrini: Spazio 1999 e oggi

Nei miei ricordi  di bambino altre sigle  lasceranno su di me un grande impatto emotivo come quella del mitico “Doctor Who” (serie televisiva britannica nata negli anni sessanta e attiva ancora oggi) che  approda in Italia a fine anni settanta col volto dell’attore Tom Baker (il  più conosciuto da noi).

Video. Sigla Doctor who

Sul fronte orientale invece i  giapponesi, non contenti del loro primato fantascientifico attraverso le anime,   realizzano  sulla scia del successo del film “Star Wars” telefilm come “Guerra fra galassie” (la sigla fu eseguita dai “Superobots”), trasmessa a fine anni settanta e andata in onda  quasi contemporaneamente su “Quinta Rete” (ora Italia uno) dove sono presenti non poche analogie con il film di George Lucas, ovviamente con risultati non paragonabili ma non per questo da trascurare.

Foto. Star Wars/Guerra fra galassie. 
Trova le analogie...
Video.  Superobots - Guerra fra galassie (1979)

Nella lunga lista delle sigle (cliccate qui per visionarne tutti i video) una di quelle che rientra nella rosa delle mie preferite è “Daitarn 3” dove ricompaiono i re mida Luigi Albertelli, e  Vince Tempera, coadiuvati alla batteria sempre dal mitico Ellade Bandini e dal gruppo de “I Micronauti” (interpreti successivamente anche di “Capitan Futuro”).

Video. I Micronauti - Daitarn 3 (1980)

Una piccola parentesi andrebbe aperta anche sul fatto che questi cartoni animati servirono  come trampolino di lancio per cantanti come  Fabio Concato  che collaborò come corista e cantante solista nell’album  colonna sonora di “Atlas Ufo Robot”. Un altro volto noto che arriva dal mondo delle anime è presente anche nei crediti del 45 giri “Danguard”, dove figura come interprete sulla copertina “Veronica”, una giovane quindicenne che dopo alcuni anni troverà la notorietà usando finalmente il suo nome completo: Veronica Pivetti.

Foto. Copertina del 45 giri “Danguard” (1979)

Per concludere in bellezza questa breve carrellata di memorie  non poteva mancare nel mio elenco una delle serie che ancora oggi  nutre una folta schiera di “adepti” e che  dal lontano 1979 prosegue il suo cammino inesorabilmente: “Gundam”.

La sigla in oggetto si riferisce alla serie TV “Mobile Suit Gundam” (Kidō Senshi Gandamu, “Gundam il guerriero mobile”) del 1979, brano scritto da Andrea Lo Vecchio, su musica ed arrangiamenti di Detto Mariano , con  Mario Balducci (alias “Peter Rei”) alla voce. L’attore e regista Maurizio Nichetti riutilizzerà questa sigla anche nel suo film “Ho fatto splash”, dove sempre Detto Mariano è il musicista che ne realizza la colonna sonora. Per la serie di Gundam alcune curiosità riguardano i problemi di diritti della prima messa in onda, poi risolti definitivamente con la seconda edizione trasmessa da Italia 1 nel 2004 con un nuovo doppiaggio linguisticamente corretto.

Video. Sigla Gundam (1980)
Video. Bambino guarda Gundam da "Ho fatto splash"(1980)

Il mondo delle sigle è naturalmente un territorio infinito da esplorare e le mie citazioni arrivano naturalmente fino ai miei ricordi che ho riversato sulla mia playlist  (se ne ho dimenticata qualcuna mandate un messaggio anche sul mio canale youtube), un collage di brani che ha letteralmente plasmato in parte  la mia generazione e anche quelle future.

Per tutta la playlist clicca su questo link

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Stranger things: tra fantascienza e musica attraverso una “porta” temporale sugli anni ottanta

 Foto – fonte internet

 

Curiosando su internet noto sempre più con piacere che molti siti volgono il loro benevolo sguardo verso le decadi passate rendendole dei tributi con programmi, film o serie tv, e proprio al tal proposito alcuni amici (conoscendo la mia passione smodata per gli anni ottanta) mi hanno indirizzato verso una nuovissima serie televisiva fantasy/horror ambientata proprio in quegli anni ed  intitolata “Stranger things”.

Gli autori, i fratelli statunitensi Matt e Ross Duffer (classe 1984), hanno omaggiato negli otto episodi della prima stagione in tutto e per tutto  gli anni ottanta e dintorni attraverso citazioni (dirette e non) di alcune pellicole cult dell’epoca come:  “La cosa” di John Carpenter, “Alien” di Ridley Scott, “La casa” di Sam Raimi, “E.T” di Steven Spielberg, “Nightmare” di Wes Craven, “Stati di allucinazione” di Ken Russell, “It” di Tommy Lee Wallace e “Stand by me” di Rob Reiner.

Evitando accuratamente i famigerati “spoiler” posso anticipare solo che il racconto di “Stranger things” si sviluppa in quel di Hawkins, una  tranquilla cittadina (fittizia)  dell’Indiana, dove il dodicenne Will Byers  scompare in circostanze misteriose, e sarà proprio questa sparizione il fulcro da dove si dipanerà la trama.

Da spettatore ho apprezzato di questa serie (che fra l’altro si avvale di due presenze importanti come Winona Ryder e Matthew Modine)  la sceneggiatura decisamente originale, supportata (ed è questo uno dei suoi punti di forza) da una colonna sonora creata a firma di  Kyle Dixon e Michael Stein (con echi che ci riportano ad artisti come Tangerine Dream e John Carpenter) e da brani d’epoca  accuratamente scelti che vedono artisti tra i quali New Order,  Joy Division, Foreigner, Echo and the Bunnymen e tanti altri.

Essendo un consulente musicale è stata troppo forte la tentazione quindi di stilare una mia lista di canzoni immaginando di inserirle come colonna sonora per un ipotetico racconto ambientato anch’esso nella metà degli anni ottanta, con  protagonisti dei teenager americani di una cittadina “x” degli Stati Uniti dove accadono  eventi misteriosi.

Per chi ha visto la serie (e come me è in attesa della seconda stagione) sono curioso di sapere se la mia personale  set-list potrebbe adattarsi a un racconto come “Stranger Things” e, per chi ancora non la conoscesse, vorrei si godesse questa “sequenza” di  brani scelti dal sottoscritto con la speranza che  il tutto vi sia gradito.

Buon ascolto

The Doors "Strange days"

Yes “Owner of a Lonely Heart”

The Psychedelic Furs "Love my way"

Tuxedo moon "In a manner of speaking"

Gary Numan "Down in the park"

The Cure " A short term effect"

Wang Chung   "Dance Hall Days"

Animotion: “Obsession”

Eurythmics " This City Never Sleeps”

Peter Gabriel "We Do What We're Told (Milgram's 37)"

John Carpenter approda a Roma

 

Un appassionato di film horror come me non ha potuto esimersi dall’assistere, la sera di domenica 28 agosto,  al concerto del mitico John Carpenter: uno dei registi fanta/horror più rappresentativi della cinematografia internazionale degli ultimi quarant’anni.
Lo show, che ha avuto come cornice l’Auditorium del Parco della musica a Roma, è iniziato come da programma in perfetto orario, con la band (tutta rigorosamente vestita di nero) che sale sul palco insieme al mito (perché tale è) che, con andatura lenta  si è recato alla sua postazione (tastiera/synth) seguito dal figlio Cody Carpenter (tastiere/sintetizzatori) e dal figlioccio Daniel Davies (chitarra principale), coadiuvati  a loro volta da una seconda chitarra, basso e batteria per completare la formazione.
Come supporto all’esibizione rigorosamente live vengono proiettate su un grande schermo posto alle spalle della band scene dai film che hanno dato fama al regista statunitense; quale migliore inizio di  “1997 Fuga da New York“?

Il pubblico, quasi in delirio reagisce alle immagini del mitico Jena Plissken (Snake in originale, alias Kurt Russell, attore feticcio di Carpenter)  come un bambino eccitato alla visione del suo eroe preferito. L’idea  di “rafforzare” la musica con l’ausilio visivo di queste pietre miliari che riportano molti dei presenti (compreso il sottoscritto, naturalmente) all’età adolescenziale risulta decisamente azzeccata.
Lo show procede alternando  alle colonne sonore i brani del nuovo disco “Lost Themes II”, anche se al sottoscritto il concerto più che una promozione dell’ultimo apprezzato lavoro inedito sembra un tributo (doveroso) ai suoi intramontabili lavori da regista.
Carpenter  prosegue il suo viaggio a ritroso nel tempo  suonando altri capolavori come “Distretto 13 – Le brigate della morte” (esiste una famosa versione “house” realizzata alla fine degli anni ottanta dai Bomb the bass)  
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Il video che uccise la radio

buggles_videokilledI miei fornitori ufficiali di dischi tra il 1979 e il 1985 furono il negozio vicino casa dal nome alquanto suggestivo, Discoteca70, e i magazzini della Standa, dove con 1.500 lire potevi comprare il brano che sentivi almeno dieci volte in una giornata. A Discoteca70 inizierà il mio primo vero viaggio musicale, con l’acquisto del 45 giri che ha precorso gli anni 80: Video Killed the Radio Star, realizzato del gruppo britannico The Buggles.

Il brano, nonostante sia stato pubblicato nel 1979, ha tutte le caratteristiche della tipica canzone anni Ottanta, essendo caratterizzato da una preponderanza di tastiere e sintetizzatori uniti ai tipici strumenti elettrici di matrice rock. Anche il testo è in qualche modo lungimirante, un vero e proprio manifesto sulle potenzialità della televisione nell’ambito musicale a discapito della radio, ormai passata in secondo piano specialmente dopo l’avvento della creazione di MTV, emittente che (e non a caso) inaugurerà le trasmissioni nel 1981 proprio con il video in questione. Mente del gruppo è Trevor Horn, re Mida del pop inglese e produttore successivamente di gruppi come Pet Shop Boys e Frankie Goes to Hollywood, al quale si accompagna il tastierista Geoff Downes.

Piccola curiosità: nel video compare anche Hans Zimmer, collaboratore all’epoca del gruppo (e   successivamente componente degli Italiani Krisma) divenuto conosciuto negli anni a venire per la realizzazione di colonne sonore come L’uomo della pioggia, Thelma & Louise e il Il gladiatore e Il cavaliere oscuro.

Riassumendo: “Televisione 1 – Radio 0”.